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CONCLUSIONE
 
Fermo. Casa di Via Mecozzi. Terzo millennio.
Sono trascorsi molti anni, nulla è cambiato; anzi, tutto è peggiorato.
Il Portichetto seguita a degradare; il viale dei lecci è ancora chiuso.
I nipoti sono lontani, scomparsi. So poco di loro.
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... Il miracolo non è successo, nè ormai succederà: le strade sono irrimediabilmente lontane.
Ho dovuto farmene una ragione e trovare la forza di vivere una vita solitaria. Anni si aggiungono agli anni, l'energia di un tempo va lentamente scemando. L'inevitabile capolinea non è lontano. Da qui in poi non mi aspetto grandi cambiamenti, atti riparatori o epiloghi solenni.
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... Iniziai molti anni fa a scrivere la mia storia: è stata un'impresa. Rileggendomi piango, mi dispero, mi analizzo, mi condanno, mi assolvo. Il bilancio è alternativamente una catastrofe o un campione di coraggio. Scrivere è stato per me un atto di verifica: l'inventario dei problemi, dei sogni, delle disfatte, delle vittorie. Adesso mi sento come svuotata da una catarsi. ...

... Questo tempo limitato mi offrirà ancora giornate luminose, grigie o nere. Gli stati d'animo negativi hanno un complemento: mi sento fortunata per aver avuto il coraggio di affrontare questa insolita vita.
Sono certa che tutto cominciò quel 16 aprile del 1930, quando fui portata a casa di nonna Rosmunda, perché Ornella stava per venire alla luce.
Poteva forse andare tutto diversamente. Non è bastata una vita a riparare i danni innescati quel giorno.





































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